L’esperienza del giubileo resterà impressa nel cuore e nell’anima. Le chiamo le esperienze indelebili, quelle che entrano a far parte del bagaglio della propria vita.
È difficile raccontare le sensazioni, le emozioni provate, ci si prova, perché chi non le vive non può capire a pieno.
In tutto questo però alla base ci deve essere la fede, quella vera, quella che quando chiama, tutto vien da se, senza domande, solo la certezza che un Dio esiste, basta saper aprire le porte del cuore ed affidarci a Lui. Nulla vien per caso quando credi.
In questo pellegrinaggio ho avuto modo di vivere questo, da Casale Monferrato, a Tor vergata.
Siamo partiti col pellegrinaggio organizzato dal CVS (centro volontari della sofferenza) lunedì 28 luglio, in pullman da vari paesi bergamaschi e bresciani, sulle orme del Beato Luigi Novarese,(fondatore del CVS) in direzione Casale Monferrato, sua città natale.
Siamo stati accolti dalla comunità dei silenziosi operai della croce di Casale e dal parroco, da subito sembrava di essere a casa. Al mattino seguente, dopo aver celebrato la S. Messa nella chiesetta all’interno del casale, siamo partiti per andare a visitare il Duomo, dove ci attendevano il sindaco e l’assessore.
Nel pomeriggio poi siamo andati in pellegrinaggio a piedi da Villareggia a Moncrivello per poi terminare la giornata con la cena, ospiti della comunità al Trompone, dove abbiamo festeggiato il compleanno del Beato (111 anni) e quello di mia figlia.
Il 30 mattina, dopo aver salutato la comunità, siamo partiti per Roma, a noi si sono aggiunti anche don Thierry e una ragazza di nome Elisabetta.
Anche a Roma siamo stati accolti dalla comunità dei silenziosi e dal gruppo di Bari, venuto a Roma per il giubileo in gemellaggio con noi.
Durante la permanenza nella città romana, abbiamo visitato vari luoghi, tra cui la Chiesa di S.Maria del Suffragio, dove sono presenti le spoglie del Beato, qui abbiamo anche celebrato il momento penitenziale con le confessioni, per poi visitare il suo appartamento.
Nel mattino seguente invece, abbiamo attraversato la porta santa nella Basilica San Paolo fuori le mura, dove, l’11 maggio 2013 era avvenuta la sua beatificazione.
Con l’attraversamento della porta santa, è iniziato il nostro “vero” giubileo, perché poi ci siamo diretti verso Tor Vergata in attesa della veglia col Papa.
Considerando la disabilità di Gloria, io e lei dovevamo partecipare alla veglia del sabato, tornare all’alloggio x la notte, per poi ritornare al mattino seguente per la celebrazione della S. Messa...
… ma il giovedì ho avuto la fortuna di conoscere suor Veronica, organizzatrice dell’area disabilità del giubileo. Lei mi fatto alcune domande e poi ha spiegato a me e agli organizzatori del mio gruppo, come aveva organizzato l’area disabilità, alla fine mi ha chiesto cosa volevo fare e da li ho iniziato a piangere (e non solo io) annuendo il mio si con il capo, ci siamo stretti in un abbraccio fraterno.
Lui chiamava anche noi due a vivere l’esperienza notturna a Tor vergata, Lui ci dava la possibilità di vivere l’esperienza come tutti gli altri giovani. In quella notte non c’era la disabilità, c’era Gloria insieme ai suoi coetanei….per noi questo è un grande traguardo di vita e di fede. Quel Si era la mia risposta alla sua chiamata. Seppur fossi titubante x me ( quasi cinquantenne e con diversi acciacchi, temevo di non reggere i ritmi di questi giovani) ero certa che Gloria invece avesse dato il meglio di se per vivere e testimoniare in questo giubileo .
Camminare per la città è stata una cosa magnifica, fiumi di giovani che cantavano, suonavano, ballavano, si salutavano, si percepiva un clima allegro e fraterno.
Inutile dire che anche noi non eravamo da meno, coi canti, lo scambio di saluti, ma sopratutto col nostro inno: “Guarda il sole come splende” . Durante tutti i percorsi, a turno un ragazzo faceva da apripista portando la croce con la bandiera ed i nastri con tutti i nostri nomi. (la croce è stata intagliata da uno dei ragazzi ed era rappresentata come nel logo del giubileo, la croce in alto e l’ancora al fondo)
Sabato verso le 14 del pomeriggio ci siamo diretti verso piazza Cinecittà, dove dovevano fermarsi i pullman, si potevano notare le molteplici navette gialle che facevano spola da questo capolinea alla spianata di Tor Vergata per accompagnare le persone con disabilità, tutti gli altri percorrevano la strada a piedi, era un serpentone umano colorato che si muoveva tra marciapiedi e strade sterrate.
Abbiamo atteso sotto il sole Papa Leone per ore, tra canti, chiacchiere, foto, risate, ma il tempo è volato ed al calar della sera il Pontefice è arrivato e la veglia è iniziata.
Alcuni giovani, in lingue diverse, hanno fatto alcune domande al Papa, domande sull’amicizia, sul coraggio per scegliere, sul richiamo del bene e del silenzio.
Interessante ascoltare sia le domande, che le risposte, che bello vedere tanti giovani insieme con la voglia di capire, imparare, testimoniare e pregare.
Finita la veglia siamo tornati nella nostra area e ci siamo sistemati per la notte. Erano circa le 22,30. Abbiamo cenato, giocato a carte, chiacchierato. Alle due della notte la zona dell’area 1 tower A della spianata era in silenzio, quasi tutti si erano addormentati, l’aria iniziava a diventare fredda, l’umidità si faceva sentire e…. ha iniziato a piovere, fortunatamente solo per un quarto d’ora.
Prima delle 7 di domenica mattina ci siamo incamminati per tornare nella zona adiacente al palco, dove veniva poi celebrata la S. Messa.
Chi l’avrebbe mai immaginato che con oltre un milione di pellegrini presenti, suor Veronica ha chiesto a Gloria se voleva partecipare alla S. Messa in prima fila, come dirle di no.
Con noi davanti anche altri 4 amici in carrozzina e alcuni accompagnatori.
Che emozione!!!!
Abbiamo trascorso una settimana di cammino spirituale e non solo, di condivisione, di preghiera, di scelte, di km a piedi e di nuove amicizie per riscoprire il dono della speranza.
In questo cammino abbiamo conosciuto più a fondo la vita e i luoghi del Beato.
Fino ad oggi ne avevo sempre sentito parlare, ma avere la possibilità di fare il pellegrinaggio sulle è stato arricchente.
Mi avevano detto che il carisma del Beato Luigi Novarese è vedere nell’ammalato non solo una persona da sostenere ed accudire ma anche un testimone di speranza per le persone costrette ad attraversare l’oscuro tunnel del dolore e più frequento il cvs, più ho la certezza che aveva ragione.
Spesso mi ringraziano per la testimonianza che faccio, ma in realtà la vera testimone è mia figlia. Lei che ogni giorno con la sua disabilità, la sua voglia di vivere e la sua sofferenza, trasmette la sequela di Cristo. Lei è un dono per me e per le persone che incontra, io la considero una vera portatrice di speranza.
Anche durante questo pellegrinaggio ha trasmesso tanto, basta saperla conoscere in intimità dell’anima. Per qualcuno potrebbe essere un nonnulla, ma per le persone che la conoscono una grande testimonianza. Lo ha fatto a Casale, lo ha fatto con suor Veronica, con don Domenico, con don Thierry e con le persone che ha incontrato in questa bellissima esperienza… e ve ne voglio raccontare uno in particolare.
Premettendo che Gloria non è in grado di svolgere nulla fisicamente, lei è in sedia a rotelle, è in ventilazione respiratoria h24 tramite tracheotomia, non parla con la voce, ma si fa capire. E’ una persona solare.
Prima della partenza per Roma, siamo entrati nella camera dove il Beato Novarese è nato per fare un’ultima preghiera. Appena entranti in stanza lei si è commossa ed è stata così finché non siamo uscite. Una volta uscita dalla stanza il suo sorriso è ricomparso sul suo volto.
Posso solo provare ad immaginare cosa lei abbia provato in questa situazione, ma ho la certezza che si sia messa in comunione con lui , come ho la certezza che qualcuno dall’alto l’ha aiutata a superare ogni difficoltà vissuta in questa settimana per poter “reggere” tutto il programma giubilare.
GRAZIE a Dio, a Gloria e al Beato Luigi Novarese per alimentare la speranza e la fede dentro me!





